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...di ogni genere

Morticia Cimiteria

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parlo di morte...
...per sentirmi viva
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in corteo funebre

...come registri di cimitero
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ALDILÀ

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Divelto il cancello, scomparso il sentiero,

scomparsa la memoria di questo cimitero,

come vorrei che tra le pietre morte

fossero sepolte tutte le cose storte…

ma la parte di me che getta via la rosa

e conserva le spine, forse ancora non riposa.

 

Chissà se poi la rosa è esistita davvero,

fuori di qui, oltre che nel mio pensiero.

 

Comunque sia, non vedo ragione

per non varcare le porte di un’altra dimensione,

mentre ora cerco di abbandonare qui il dolore

per trasferirmi in un mondo migliore

dove non esistan solo grigio, bianco e nero,

ma sia splendente di colori e fiori ogni sentiero.

 

Forse questa sera troppo ho bevuto…

…se io stessa mi coloro, risplendo, e poi saluto…

 

Rosa appassita Morticia  Rosa appassita

TUTTO FINÌ SULLA VIA DI DAMASCO

 
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Chi se lo sarebbe mai immaginato, che sarei arrivata a questo punto, proprio qui, non so.

Non io.

Gli specchi non riflettono la mia immagine, e dunque non so chi veramente io sia.

Vedo solo talvolta qualche traccia, qua e là, ma non basta a dimostrare a me stessa che esisto.

Parlo, e fintanto che descrivo cose che si possono toccare e vedere, va quasi tutto bene.

Sul resto, è meglio che non dica più nulla… non so chi sono, dunque non comprendo.

Ma non mi aspettavo che Dio mi rispondesse dall’altare, dopo che gli avevo gridato di aver sacrificato i bambini innocenti ad Erode, mentre a se stesso aveva riservato trattamento migliore…

…resto lì, attonita, perché so che non potrebbe trovare modo più esplicito di parlarmi…

…Dio non ha voce, ma prende la nostra voce…

…prende quella del sacerdote che celebra, e le parole della liturgia, e parla.

Mi parla dei bambini innocenti, e di ciò che accadde veramente di loro.

“…prima ancora che la loro mente potesse scegliere, prima ancora che avessero corpi pronti ad affrontare la sofferenza, io offrii loro la gloria dei martiri, e nemmeno uno di essi perderà la sua ricompensa…”

Per me, che comprendo ciò che significa, è una scossa tremenda.

Significa che, per aver dovuto sacrificare la propria vita, essi saranno tra le anime più splendenti, per l’infinita eternità, e che questa gloria è stata loro donata, senza che dovessero scegliere.

Significa che paradossalmente la loro sorte, se considerata nella sua luce trascendente, è davvero invidiabile…

…e che io scrivendolo qui passerò per pazza, se mai qualcuno leggerà.

Non me ne importa.

Bene, Morticia Cimiteria, che non hai tutti i venerdì è cosa risaputa, e lo trovano tutti divertente…

…ma avevi il dovere morale di dire ciò che ti fu risposto, dopo che guastasti il Natale a un po’ di gente, anche se sai che qui ci è arrivata persino gente che conosci nella vita reale, persone che vedi spesso.

Spera solo che non leggano.

Tanto non tornerai.

Ma la verità dirai su ciò che ti disse ancora Dio da quell’altare, mentre quelle parole erano rivolte a tutti, ma forse solo per te in quel momento prendevano significato e vita.

Le devi spiegare, forse a te stessa, o non si sa a chi…

“…gettate ogni catena, perché Egli è venuto a liberarvi. Eravate schiavi della paura, ora siete liberi… dunque ALZATEVI E CAMMINATE… ve ne ho dato il potere...”

Già, la paura, il mio nemico di sempre.

Il mio bisogno d’amore, ed il mio rifiuto dell’amore, per paura del tradimento, dell’abbandono, della sofferenza.

Per autodifesa.

“Ma lo sai, che rivelandoti così mi hai mostrato l’inizio della via terribile che porta al cielo, ed ora che la conosco non avrò altra scelta che tentare di percorrerla, cadendo e morendo mille volte, o dannarmi?” gli grido, pensando che avrei preferito non conoscere la risposta.

“Tu hai domandato, e dunque avevi il diritto di sapere, perché ormai avevi la capacità di comprendere”

Già, e probabilmente comprenderò solo io, ciò che ho scritto.

È nella lingua del mio spirito, e sarà ben difficile che venga decifrato e che per qualcuno tutto ciò prenda vita.

Forse domani non comprenderò più nemmeno io.

Tanto non ricorderò.

Chissà se mi sarà concesso ridere, su quella via, se mai la percorrerò.

Dicono di sì, ma io non lo credo.

Il cancello del cimitero è infranto, ciò che chiamavo riflessione e che era il mio eterno girare in cerchio, pure qui, sta bruciando, e questo luogo di quieta sospensione non esiste più.

Piangerò la sua morte.

È in mio potere ricostruirlo, ridare vita al girotondo funebre e richiudere il cancello.

Ma la croce del cimitero ha assunto una dimensione diversa, trascendente, da quando ho osato nominare il dolore qui…

…non posso più appenderci davanti il quadro funebre del WEBLOG con la sua corona di fiori.

Devo alzarmi, o morire.

Ma per ora non so dove andare.

Non so qual è il primo passo sulla terribile via.

 

Ognuno sta solo sul cuor della terra trafitto da un raggio di sole

è sempre stata una gran verità, o io credo che lo sia

e forse in nessuna lingua esiston parole

che ti permettan di star con qualcuno a farsi compagnia.

Persino Dio, se ti parla e poi ti abbandona,

non è ahimè in ciò diverso da qualunque persona,

mentre è vero in ogni circostanza

che non si va lontano senza la speranza.

 

Rosa appassita Morticia  Rosa appassita

IL MONDO IN ROSA

 
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Mentre da un lato siedo in una landa oscura,

dall’altro mi nascondo tra i gioielli e la cintura,

quelli che io porto nella vita reale,

posati sul mio letto… nel tempo di Natale.

Dopo certi fatti non mi son ripresa ancora,

non si tratta del passato, sono successi ora.

 

I miei pezzi io riunisco e ritorno qui a pensare…

di nuovo ho fatto notte, ma non posso riposare.

Porto nel cimitero realtà e fantasia,

le lascio sul sentiero, e poi sia quello che sia,

mentre io, stavolta un poco stanca,

faccio l’inventario… ciò che ho, ciò che manca.

Forse io qui giunsi per bisogno d’amore,

o la morte è un anestetico per non sentir dolore…

…ma capisco che è soltanto un mio modo di dire,

chi cerca la pace non vuol certo morire,

e neppure chi parla di un amore tormentato…

…con il lucente assassino che mi sono inventato.

 

Ahimè, la cosa strana di questo cimitero

è che esso dà vita a uno strano tipo di pensiero,

e mentre tra le tombe prosegue la mia via

mi vien subito da ridere, e ritorna l’allegria.

L’angelo di bronzo suona la sua tromba,

mentre maestoso si staglia su una tomba,

s’accendono i lumi e parlano di pace,

ognuno sceglie il fiore che gli piace,

appendo ancora funebri quadri al muro,

poi i fiori colorati sullo sfondo oscuro.

Ma quest’allegria è un po’ pericolosa…

…guardo senza ragione la vita troppo in rosa,

e quando poi nera la rivedo diventare,

io, per non guardarla, qui devo ritornare,

a osservar di lontano con distacco sereno

l’inutile affannarsi del vivere terreno.

Trasformo il cimitero

in un incanto di cristallo

dove io e lui ci inseguiamo

in un eterno ballo

perdendoci, ritrovandoci,

scambiandoci parole,

inseguendoci nel cielo

come fan la Luna e il Sole.

 

Ecco, lo sapevo,

non lo dovevo dire…

…tu, splendente in cielo,

io nel buio a morire.

 

Rosa appassita Morticia Rosa appassita

IL NATALE SOFFERTO

 

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Eppure l’avevo detto, che io non vedo il Natale nel modo consueto.

Qualcuno mi ha risposto che ogni modo di vederlo è ben accetto, ed allora scriverò, consapevole che la mia sincerità spesso fa fuggire inorridite le persone.

Succederà anche stavolta, perché io racconterò cose che nessuno vorrebbe sentire, cose di cui molti vorrebbero negare l’esistenza.

A  Natale, si dice, ci sentiamo tutti un po’ più buoni, un po’ più felici…

…io, no, ed ho il coraggio di ammetterlo.

 

Ogni anno ci provavo, a dire il vero, ma la felicità ed i buoni sentimenti per me erano irraggiungibili, come se li guardassi, allungassi le mani della mia anima assetata per accarezzarli, ed essi fossero sempre un poco più in là di quanto io potessi arrivare.

Mi sono rassegnata, e fortunatamente ormai da molto io sono morta.

Tutto ciò un tempo mi dava dolore, ora non più.

Vedo le cose con distacco sereno.

 

Oh, no, la visita dei tre fantasmi di Natale di Charles Dickens a me non servirebbe affatto… non somiglio per nulla a Ebenezer Scrooge.

 

Lo spirito del Natale passato mi prenderebbe e mi porterebbe…

…ai miei anni di bambina.

Nel luogo e nel tempo in cui Dio mi mandò, indesiderata.

A giorni di Natale che nessun bambino dovrebbe avere, e che invece in molti hanno.

 

So benissimo che esistono anche realtà molto peggiori, che causano ferite mortali alle loro anime.

Penso che sia una cosa terribile.

 

Guardavo l’albero, le luci, i regali costosi di cui non mi importava nulla.

Ciò che veramente conta mancava.

Avrei dato l’anima per un po’ di calore umano, di comprensione, di allegria.

Avrei dato l’anima per avere una famiglia serena e normale.

Avrei dato l’anima per avere dei bambini con cui giocare, almeno a Natale.

Ricordo che, visto che gli umani che la sorte o Dio mi avevano messo vicino non provvedevano, un anno chiesi a Dio un fratello o una sorella con cui giocare, e mi comportai benissimo per meritarlo… allora ero ancora convinta che Dio fosse onnipotente.

Probabilmente lo è, ma agisce in altri modi… non gli importò nulla della fede che avevo.

Cambiai idea su di lui.

Capii che ci lascia su questo mondo a cavarcela da soli, in balia del nostro e altrui libero arbitrio, che egli si è dato la regola di non infrangere.

 

Intorno a me, solo anziani arcigni, che sostenevano convinti che i gerani vanno amati più dei bambini.

A Natale pranzavano sempre sul grande tavolo, dopo avermi trascinato ad una Santa Messa di cui non mi avevano mai spiegato il significato.

Io mi stancavo di stare seduta con quelle persone che parlavano di cose noiose che non capivo, e così me ne andavo sotto il tavolo, e vedevo i loro piedi con le scarpe tirate a lucido, e la parte delle loro gambe che la tovaglia di fiandra non arrivava a coprire.

Immaginavo di essere in una capanna segreta, finché non mi tiravano fuori di peso, gridandomi che ero una maleducata.

Il buio scendeva, e loro accendevano la luce tardi, per risparmiare… ma non ne avevano bisogno, in realtà.

Era una loro vecchia abitudine, ormai insensata, austera quanto loro.

Già, Natale era peggio degli altri giorni.

Il nero della mia tristezza colava sulle luci colorate, ed il mio cuore si fabbricava una corazza sempre più dura.

 

Dio non si commosse mai nel vedermi, forse perché io nel mio dolore mi stancai di benedirlo, e di credere che gli importasse di me, ma ero soltanto una bambina che doveva sopravvivere, dopotutto.

Le critiche ingiuste di chi avevo vicino causarono ben presto la mia ribellione violenta… non passò molto tempo, prima che io cominciassi ad uccidere i gerani che loro tanto amavano, e non fu che l’inizio.

Quando il tempo mi tolse ad uno ad uno tutti quei parenti, provai solo indifferenza.

 

Vissi poi ancora a lungo, e il tempo tutto cancellò.

 

Lo spirito del Natale presente mi vide sempre fare tutto ciò che fanno le persone cosiddette buone, e forse qualcosa di più, stare in mezzo alla gente, tentare di sentirmi riconoscente e buona, camminare sorridendo tra le luci, tentare di dare amore e calore agli altri…

…eppure non fu sufficiente.

Forse riuscii a dare a molti ciò che non ebbi io, ma…

…quando vedo le luci di Natale io ricordo ancora la nera tristezza che mi soffocava come un’onda nera di petrolio soffoca il mare, ed in me si risveglia un lontano dolore.

Guardo l’allegria e la bontà degli altri, e forse ora sono buona anch’io, ma è tardi… non ho più la capacità di provare felicità e gioia per tutto questo, e mi sento terribilmente stonata e straniera.

 

Così funziona la psiche umana, a volte.

Non sono l’unica a sentirmi così nel tempo di Natale, è una cosa frequente in chi ha avuto esperienze come la mia, anche se nessuno vorrebbe sentirlo dire.

Forse l’esistenza di chi prova sentimenti come i miei andrebbe ignorata per buona educazione, perché guasta l’atmosfera natalizia.

Esattamente come si vuole evitare di pensare alla realtà della morte.

Però anche questo esiste, e non lo si può negare.

 

Sì, probabilmente tu nascesti, o Signore, ma facesti in modo di trovare Amore che ti accogliesse, quando eri indifeso.

Amore accuratamente selezionato, il migliore che sia mai esistito.

Angeli che allontanavano da te ogni pericolo.

Solo tu, tra i bambini, scampasti alla strage degli innocenti ordinata da Erode.

Per noi comuni mortali non funziona così, ed io forse sto bestemmiando, quando penso che non sei mai stato davvero uno di noi, anche se poi per salvarci hai liberamente deciso di morire.

In me ci deve essere del male, se parlo così… se male si può chiamare.

Io la chiamo soltanto sofferenza, però, risultato di una terribile e prolungata carenza affettiva combinata con il carattere che mi è stato dato in sorte.

Ne dovrei provare colpa?

Dentro il mio cimitero io ora sono in pace.

Guardo le luci, serenamente… no, che non le odio, ma se le accendessi qui prenderei in giro me stessa e gli altri.

 

E questa volta,

lo chiedo per favore,

non voglio pietà

e nemmeno un fiore…

 

Rosa appassita Morticia Rosa appassita

 

Morticia 

Accendete un lume...  o lasciatemi un fiore... perchè io sono morta...

 arredi funebri

...e solo nel ricordo io vivo

arredi funebri

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Buona oscura settimana
May 15
Ciao....sono William....
anzi sono la mecenate dell'arte antica è questo è il mio nuovo blog dove sto scrivendo una storia...
Vieni a trovarmi...
Buon 1°MAggio
May 1
senza nomewrote:
buon weekend!kisssss franchino.
Apr. 30
Ciao carissima, tutto o.k. ?! Siccome non ci sentiamo da qualke tempo, ho pensato di passare a lasciarti questo saluto... con tanto affetto   Fiore S.R.
Apr. 30
No namewrote:
che il chiarore della mia luna rischiari il tuo sepolcro. buon riposo Morticia,mia antica e oscura amica.
Mar. 31